Stai meglio, ma non sei felice

Scritto da dott.ssa Anna Sari, psicologa, psicoterapeuta

Di solito si va dallo psicologo perché l’ansia non lascia dormire, il corpo è sempre in allarme, un pensiero torna decine di volte al giorno, una relazione si è spezzata e non si riesce più a fare quasi nulla senza passarci attraverso. In quel momento la richiesta è solo di voler stare meglio.
Quando la sofferenza occupa gran parte della giornata, parlare di risorse personali o di una vita più piena può perfino suonare fuori luogo. Prima bisogna riuscire a respirare, dormire, lavorare, mangiare, uscire di casa. A seconda del problema, questo può voler dire comprendere i sintomi, imparare a regolarli, modificare alcuni comportamenti, affrontare ciò che si evita da tempo e, quando serve, integrare il lavoro psicologico con una valutazione medica o psichiatrica.

Quando i sintomi non sono l’unico problema

Può accadere che gli attacchi di panico diminuiscano, ma che la propria vita continui a essere organizzata intorno alla paura che tornino. Oppure che l’umore migliori abbastanza da riprendere a lavorare, mentre restano intatti il modo di farsi trattare dagli altri, l’incapacità di dire di no, la sensazione di non sapere cosa si desidera davvero. Si funziona di nuovo, almeno da fuori ma dentro, però, si continua a vivere entro un perimetro molto stretto.
L’espressione «entrare in contatto con le proprie risorse» viene usata così spesso da rischiare di non significare più nulla. Non vuol dire scoprire dentro di sé una forza speciale, né convincersi di poter fare qualsiasi cosa. Una risorsa può essere la capacità di capire che si è arrabbiati prima di diventare aggressivi. Può essere chiedere aiuto senza aspettare di crollare, tollerare il dispiacere di qualcuno quando si mette un limite, riconoscere curiosità per una strada che non dà prestigio ma interessa davvero. A volte è una qualità già presente e usata soltanto in un ambito: una persona capace di essere paziente con i colleghi può scoprire di non concedere la stessa pazienza a sé stessa. Altre volte è una possibilità rimasta poco allenata, perché nell’ambiente in cui si è cresciuti non era utile o non era ben vista.
Non guardare più soltanto il sintomo significa riuscire a guardare la vita che nel frattempo si era adattata a quel sintomo, ai giudizi ricevuti e alle regole imparate molto prima.
Su BastaPensieri.it puoi trovare professionisti con cui lavorare sia su ciò che oggi ti fa stare male, sia su ciò che continua a restringere la tua vita quando il picco della sofferenza si abbassa. Il punto da cui partire, in ogni caso, è la tua situazione concreta.

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“Insieme possiamo liberare il potere nascosto nella tua storia personale e trasformare la tua fragilità in forza interiore.”

Anna Sari, Psicoterapeuta, psicosintesista formata in Neuropsicosomatica e istruttrice Mindfulness Psicosomatica