
Parlare in prima persona è un esercizio di presenza
Imparare a essere più presenti passa anche dal modo in cui parliamo. Parliamo tutto il giorno, eppure raramente facciamo caso al soggetto che usiamo quando raccontiamo qualcosa che ci è successo.

Imparare a essere più presenti passa anche dal modo in cui parliamo. Parliamo tutto il giorno, eppure raramente facciamo caso al soggetto che usiamo quando raccontiamo qualcosa che ci è successo.

Quanto è difficile lasciare andare una persona che non fa più parte della nostra vita. Razionalmente possiamo avere compreso che quella relazione è finita, che una situazione è cambiata o che il futuro immaginato non si realizzerà. Nel frattempo continuiamo a parlarne nella nostra testa, a riprendere una conversazione, a immaginare una telefonata o un incontro capace di rimettere le cose al loro posto.

Gli psicologi di bastapensieri.it vogliono bene ai loro pazienti.
Nel nostro modo di intendere la psicoterapia la relazione ha un posto centrale.
Ci sono orientamenti che danno maggiore importanza alla neutralità del professionista, mentre noi lavoriamo dando valore anche all’affetto, alla stima e alla vicinanza umana che si sviluppano tra lo psicologo e la persona che si rivolge a lui.

Di solito si va dallo psicologo perché l’ansia non lascia dormire, il corpo è sempre in allarme, un pensiero torna decine di volte al giorno, una relazione si è spezzata e non si riesce più a fare quasi nulla senza passarci attraverso. In quel momento la richiesta è solo di voler stare meglio.

Quando una persona si lascia condizionare molto dal giudizio degli altri, il consiglio arriva quasi sempre: «Devi imparare ad ascoltare te stesso».
Sembra sensato. Il problema è che dà per scontato he la voce dentro di noi sia libera dalle influenze che arrivano da fuori. Non è così. Le opinioni altrui non agiscono soltanto nel momento in cui vengono pronunciate. Possono essere ripetute, assorbite e diventare il modo con cui una persona parla a sé stessa.

Quanti video di alcuni influencer molto seguiti iniziano con frasi come “Gli uomini pensano”, “le donne vogliono”, “chi ha successo fa così”?
Cambiano le parole, cambia l’argomento, ma il meccanismo è sempre lo stesso. Dopo pochi secondi arriva una generalizzazione e, quasi senza accorgertene, non stai più ascoltando il contenuto. Stai già preparando la risposta.

Il lavoro terapeutico in realtà invece di aggiungere qualcosa, prova a togliere. Togliere tutto ciò che, negli anni, si è sovrapposto alla nostra autenticità: aspettative, paure, convinzioni, modi di comportarci che abbiamo imparato per adattarci agli altri o per sentirci accettati.

Lo psicologo, per deontologia professionale, non dà consigli. Si mantiene il più possibile neutrale rispetto alle proprie opinioni personali e accompagna il paziente in un percorso che ha come obiettivo aiutarlo a comprendere meglio se stesso, così da arrivare a decisioni che siano realmente sue.

Nel 2025, la parola mindfulness è sempre più diffusa. Molti la associano a tecniche di meditazione, respirazione o rilassamento, spesso proposte come strumenti per gestire la mente.

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“Insieme possiamo liberare il potere nascosto nella tua storia personale e trasformare la tua fragilità in forza interiore.”