Quanti video di alcuni influencer molto seguiti iniziano con frasi come “Gli uomini pensano”, “le donne vogliono”, “chi ha successo fa così”?
Cambiano le parole, cambia l’argomento, ma il meccanismo è sempre lo stesso. Dopo pochi secondi arriva una generalizzazione e, quasi senza accorgertene, non stai più ascoltando il contenuto. Stai già preparando la risposta. Ti viene da dire “non è vero”, oppure “esatto, è proprio così”. Ti viene voglia di commentare, di correggere, di prendere posizione.
Il giudice interiore
Questo modo di comunicare funziona molto bene perché fa leva su un meccanismo che in psicologia chiamiamo giudice interiore.
Il giudice interiore non nasce quando apriamo Instagram, si forma molto prima, attraverso i condizionamenti che riceviamo fin da piccoli. Le frasi che ci vengono ripetute, quello che viene premiato, quello che viene criticato, le aspettative di genitori, insegnanti e delle persone che hanno avuto un ruolo nella nostra vita. A forza di sentirle, quelle voci smettono di sembrare esterne e diventano il nostro modo di guardare il mondo.
È quel meccanismo che ci porta continuamente a giudicare noi stessi, gli altri e quello che succede intorno a noi.
I social conoscono molto bene questo funzionamento. Per questo sono pieni di frasi come “gli uomini sono…”, “le donne fanno…”, “chi ha successo pensa…”. Le generalizzazioni chiamano subito in causa il giudice interiore. Scatta il bisogno di decidere se quella frase sia giusta o sbagliata, se ci rappresenti oppure no. E, quasi senza accorgercene, non stiamo più osservando quello che stiamo leggendo. Stiamo già reagendo. È proprio quella reazione che molti contenuti cercano, perché ogni commento, ogni discussione e ogni litigio aumentano la loro visibilità.
Il problema è che, a forza di ascoltare questo linguaggio, rischiamo di farlo diventare anche il nostro. Iniziamo a pensare per categorie, “gli uomini sono così, “le donne fanno così” o ad esempio “i giovani non hanno voglia di lavorare”, “chi tradisce è sempre fatto in un certo modo” etc.
La realtà viene ridotta a etichette che sembrano spiegare tutto e che invece finiscono soltanto per semplificare persone che semplici non sono.
Esiste un modo molto diverso di esprimere un’opinione. Dire: “Io la penso così.” Oppure: “Questa è la mia esperienza.” Quando parlo in prima persona mi assumo la responsabilità di quello che sto dicendo. Quando invece dico “tutti pensano”, sto usando milioni di persone per rafforzare la mia opinione.
Portare attenzione a questa modalità di comunicare cambia anche il modo in cui costruiamo la nostra realtà. Il giudice interiore non passa soltanto dalle grandi esperienze della vita. Passa anche da queste piccole abitudini quotidiane, dai contenuti che scorriamo ogni giorno e dalle generalizzazioni che, a forza di sentirle, finiscono per sembrarci normali.
Vuoi sapere di più? Compila il questionario e inizia il tuo percorso di rinascita.