Ci hanno insegnato a controllare tutto. Ma il piacere?
Ci hanno insegnato a controllare tutto: il corpo, i pensieri, le emozioni. Perché così deve essere, perché così rispondiamo a un ideale. Impariamo a comportarci come ci si aspetta da noi, a trattenere quello che sentiamo quando ci sembra fuori posto. E possiamo diventare così abituati a correggerci da farlo prima ancora di capire che cosa stiamo provando.
Ma in tutto questo come proviamo piacere nella nostra vita? Come troviamo quella capacità di riconoscere ciò che ci entusiasma, ciò che ci scalda, ciò che ci permette di vivere con piacevolezza, con una partecipazione profonda e reale alla nostra esistenza?
Sentire
Se appena sentiamo qualcosa ci chiediamo se sia giusto sentirlo, se vada bene mostrarlo, se corrisponda alla persona che dovremmo essere, diventa difficile anche riconoscere quello che ci piace. Possiamo ritrovarci a giudicare un entusiasmo prima di concederci il tempo di viverlo.
Forse il controllo non è la migliore strategia possibile. A volte può essere utile saper controllare qualcosa di noi stessi, scegliere come comportarci, fermarci prima di reagire. Ma è altrettanto importante, e forse in certi momenti lo è anche di più, imparare a sentire profondamente quello che c’è prima di mettere un giudizio su quello che c’è.
Possiamo cominciare dal corpo, accorgerci di come respiriamo, di quello che succede quando qualcosa ci interessa o ci fa stare bene. E osservare anche la facilità con cui interveniamo per trattenerci. Quel giudizio può arrivare subito, siamo abituati a farlo. Possiamo imparare a riconoscerlo e darci un po’ di tempo prima di seguirlo.
La meditazione, la Mindfulness e le pratiche di presenza possono aiutarci a coltivare questa attenzione a ciò che viviamo, senza valutarlo immediatamente. Anche un ritiro di meditazione può essere un’occasione per dedicarci a questo ascolto. Per imparare a capire quello che sentiamo, prima di decidere come dovremmo sentirci.
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