Ti è mai capitato di giudicarti per qualcosa che hai fatto?
Sei con la tua compagna e avresti voglia di mostrare il tuo aspetto vulnerabile. Magari addirittura di piangere con lei. Ma senti dentro qualcosa che proprio non ti permette di farlo. O se lo fai, senti una voce che ti dice “oddio, hai sbagliato”, o magari anche di peggio. Questo succede perché dentro di noi c’è una parte che si chiama giudice interiore. Il giudice interiore è qualcosa di interno, è una funzione psicologica che ci ha insegnato a riconoscere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Ma questo apprendimento non avviene sulla base di un criterio oggettivo. Avviene sulla base della nostra interpretazione di quando eravamo bambini e di quello che abbiamo imparato dal contesto.
Come si forma da bambini
Potremmo aver iniziato a piangere da piccoli e esserci accorti che nostra madre si infastidiva. Questo ci ha portato ad imparare che se esprimo le mie emozioni, se esprimo la mia vulnerabilità, l’altro si allontanerà.
Ed è per questo che quando sono con il mio partner non riesco a essere spontaneo. Non riesco a dire quello che veramente e profondamente sento.
Il giudice interiore è qualcosa di sbagliato?
Assolutamente no.
È un meccanismo che ci ha protetto, che ci ha permesso di adattarci all’ambiente durante il nostro processo di crescita. Da bambini non potevamo scegliere il contesto in cui siamo cresciuti, abbiamo fatto quello che potevamo per restare legati alle persone che si prendevano cura di noi, e imparare a nascondere certe emozioni faceva parte di questa strategia.
Il problema è che questa parte continua ad agire con le stesse regole di quando eravamo bambini, anche adesso che siamo adulti e che il contesto è cambiato.
Il giudice interiore non sa che sono passati vent’anni. Non sa che il tuo partner di oggi non è tua madre. Continua semplicemente a ripetere quello che ha imparato, perché nessuno gli ha mai insegnato che può aggiornarsi.
Possiamo imparare finalmente a riconoscerlo per permetterci di capire se i messaggi che abbiamo imparato a suo tempo sono ancora utili nel nostro contesto presente oppure no.
Il primo passo è riconoscerlo quando si attiva. Quando senti arrivare quel pensiero che ti dice che hai sbagliato, prova a chiederti da dove viene, chi te lo ha insegnato, in quale momento della tua vita hai iniziato a crederci.
Poi puoi chiederti se quella regola ti protegge ancora oggi, nel contesto in cui vivi adesso, oppure se stai applicando una strategia vecchia a una situazione che è già cambiata.
Questo lavoro richiede tempo, perché stiamo parlando di un apprendimento che si è consolidato nell’arco di anni. Ma ogni volta che riconosci il giudice interiore invece di seguirlo in automatico, la sua presa su di te si allenta un po’.
Riprenderti la libertà di essere autentico
Riconoscere il giudice interiore significa smettere di avivere secondo regole che ha scritto un bambino spaventato, in un momento della vita in cui non aveva altra scelta.
Significa poter piangere davanti a chi ami senza sentirti in colpa. Significa poter dire “ho paura” o “ho bisogno di te” senza aspettarti che l’altro si allontani.
Se ti riconosci in questo meccanismo e senti che è arrivato il momento di lavorarci, non devi farlo da solo. Su bastapensieri.it trovo insieme a te il modo per riconoscere questi schemi e per iniziare a scioglierli, un passo alla volta.
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