Quanto è difficile lasciare andare

Scritto da dott.ssa Anna Sari, psicologa, psicoterapeuta

Quanto è difficile lasciare andare una persona che non fa più parte della nostra vita. Razionalmente possiamo avere compreso che quella relazione è finita, che una situazione è cambiata o che il futuro immaginato non si realizzerà. Nel frattempo continuiamo a parlarne nella nostra testa, a riprendere una conversazione, a immaginare una telefonata o un incontro capace di rimettere le cose al loro posto.

Attaccamento

Qui la parola attaccamento è inteso come “legame che la mente mantiene con una propria rappresentazione della realtà”. Possiamo restare attaccati alla persona, ma anche al modo in cui avremmo voluto che si comportasse, alle parole che aspettavamo da lei e alla vita che pensavamo di costruire insieme. La perdita riguarda anche qualcosa che non è mai accaduto, ma che per noi aveva già cominciato a esistere.

Questo attaccamento nasce da una capacità che usiamo continuamente. La mente anticipa quello che potrà succedere, costruisce scenari e cerca di prepararsi. Ci permette di organizzare una giornata, prendere decisioni e proteggerci dai rischi. Quando siamo coinvolti emotivamente, però, questa stessa capacità può tenerci legati a una possibilità anche quando i fatti hanno preso un’altra direzione.

Continuiamo a pensare perché una parte di noi cerca ancora un modo per modificare l’esito. Torniamo al passato e analizziamo ciò che abbiamo detto, quello che avremmo potuto capire prima, il momento preciso in cui avremmo dovuto comportarci diversamente. Oppure ci spostiamo in avanti e immaginiamo che l’altra persona tornerà, che cambierà idea, che prima o poi la situazione diventerà quella che avevamo previsto.

La ripetizione di certi pensieri ci dà l’impressione di stare ancora facendo qualcosa. “Se continuo a pensarci, forse troverò la spiegazione giusta”. “Se ricostruisco ogni passaggio, forse riuscirò finalmente a capire”. Intanto la giornata va avanti e noi rimaniamo dentro una storia che la realtà ha già interrotto.

In alcune persone questo meccanismo può diventare più tenace a causa di esperienze precedenti. Chi ha vissuto legami incerti, perdite improvvise o situazioni nelle quali non poteva prevedere la reazione degli altri può aver imparato a controllare molto ciò che accade intorno a sé. Pensare in anticipo diventa un modo per sentirsi meno esposti. Anche alcune esperienze difficili dell’infanzia risultano associate, in età adulta, a una maggiore tendenza alla ruminazione e alla preoccupazione. A volte facciamo fatica a lasciare andare semplicemente perché quella persona o quel progetto contavano molto per noi.

Mindfullness Psicosomatica

Essere presenti richiede di riconoscere ciò che sta accadendo adesso. La persona non è più qui. Quella possibilità, oggi, non è disponibile. Possiamo sapere che è così e provare comunque tristezza, rabbia o nostalgia. L’accettazione avviene anche mentre queste emozioni sono presenti e non ci chiede di approvare quello che è successo.

Il lavoro con il terapeuta specializzato in Mindfulness Psicosomatica comincia quando impariamo ad accorgerci del momento in cui la mente abbandona la realtà attuale e torna a trattare il passato o il futuro come se fossero ancora modificabili. Possiamo riconoscere che stiamo ricominciando la stessa conversazione nella nostra testa, sentire come questa si accompagna a una tensione nel corpo e riportare l’attenzione a quello che stiamo facendo.

Imparare a prestare attenzione all’esperienza presente produce benefici più chiari quando viene accompagnato da un atteggiamento di accettazione, anche nella risposta allo stress e nella vita emotiva quotidiana.

Lasciare andare può conservare il ricordo, l’affetto e anche il dispiacere per come sono andate le cose. Gradualmente smettiamo di organizzare il presente intorno all’attesa che il passato cambi. Torniamo a vedere ciò che c’è, comprese le parti della nostra vita che nel frattempo avevamo quasi smesso di guardare.

A volte questo passaggio avviene con il tempo. Altre volte il pensiero continua a occupare le giornate, condiziona le scelte e ci tiene in una relazione che ormai esiste soprattutto nella nostra mente. In terapia si può lavorare proprio su questo modo di restare legati, cercando di comprendere che cosa stiamo ancora aspettando e quale paura rende tanto difficile accettare la situazione attuale.

Ci si accorge che la mente è tornata indietro e la si riporta a quello che c’è oggi. Anche dieci volte in un’ora, se serve.

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“Insieme possiamo liberare il potere nascosto nella tua storia personale e trasformare la tua fragilità in forza interiore.”

Anna Sari, Psicoterapeuta, psicosintesista formata in Neuropsicosomatica e istruttrice Mindfulness Psicosomatica