Imparare a essere più presenti passa anche dal modo in cui parliamo. Parliamo tutto il giorno, eppure raramente facciamo caso al soggetto che usiamo quando raccontiamo qualcosa che ci è successo.
Un sacco di volte utilizziamo la seconda persona, come se stessimo parlando di una situazione generale.
Immagina di essere con un’amica e di dirle: «Sai, perché quando ti guardano così provi un sacco di imbarazzo».
È una frase normalissima. Probabilmente l’abbiamo detta, in forme simili, centinaia di volte. Solo che tu non stai parlando di quello che accade a chiunque. Stai parlando di una volta precisa, quella in cui hanno guardato te in quel modo e tu ti sei sentita in imbarazzo.
Allora prova a cambiare la frase: «Sai, quando mi guardano così provo un sacco di imbarazzo».
Distanza linguistica
La distanza che introduciamo attraverso il linguaggio ci porta verso una posizione meno immersa nell’esperienza e, in alcune situazioni, può aiutarci a regolare un’emozione intensa.
Quella distanza a volte ci serve. Qui stiamo facendo un esercizio diverso: accorgerci di quando arriva senza che l’abbiamo scelta e tornare alla prima persona per avvicinarci alla nostra esperienza.
«Quando ti ignorano ti senti arrabbiata» può diventare «Quando mi ignorano mi sento arrabbiata».
«Quando ti rispondono in quel modo ti senti piccola» può diventare «Quando mi rispondono in quel modo mi sento piccola».
«Quando succedono queste cose vai nel panico» può diventare «Quando succedono queste cose vado nel panico».
Parlare così ci permette di capire meglio cosa sta accadendo dentro di noi. Ci aiuta anche a comunicare in modo più preciso, perché la persona che abbiamo davanti non riceve una spiegazione generale su come funzionano le persone. Riceve qualcosa che riguarda noi, detto da noi.
Per qualche giorno prova a prestare attenzione a queste frasi. Quando ti accorgi che stai usando il “tu” per raccontare qualcosa che hai vissuto, fermati e ripeti la frase usando “io”. Non devi analizzarla e non devi trovare parole particolarmente belle. Devi solo riportarla alla persona che ha vissuto quell’esperienza.
Prova a farlo ogni giorno. Sembra banale, vero? Poi fammi sapere se è stato davvero così facile.
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