Ti capita mai che ti prendano i cinque minuti? Quelle situazioni in cui arriva uno stimolo esterno e ci parte una reazione molto forte, di cui spesso ci vergogniamo un po’ subito dopo.
Questa cosa è normale, e ha a che fare con il rapporto tra il giudice e il bambino interiore. È quello che chiamo il loop della reattività: interpretiamo qualcosa che viene da fuori come un giudizio, e ci difendiamo con questa reattività.
Un esempio concreto. Un collega ti fa notare un errore, e tu ti arrabbi all’improvviso, magari rispondi “sì, però tu hai fatto così e colà”. Quello che è successo, in una frazione di secondo, così veloce che non te ne sei nemmeno accorto, è che hai percepito l’intervento del collega, che magari non aveva nessun altro fine che farti notare qualcosa che non andava, come un giudizio nei confronti della tua persona. E hai reagito arrabbiandoti per difendere non tanto il tuo operato, ma il senso di valore che hai di te stesso.
Succede uguale in altri contesti. Il partner ti chiede perché sei arrivato tardi, tono neutro, e tu ti giustifichi per dieci minuti come se ti avesse accusato di qualcosa di grave. Un amico non risponde subito a un messaggio, e ti convinci che si sia offeso, quando magari era semplicemente al lavoro. In tutti questi casi il fatto esterno è minimo, la reazione interna è enorme, ed è proprio questa sproporzione il segnale che non stai rispondendo alla situazione, stai rispondendo a qualcos’altro.
Giudice interiore
Questo loop si sviluppa attraverso la costruzione del giudice interiore, quella voce che valuta e condanna prima ancora che tu abbia il tempo di capire cosa sta succedendo davvero. Si forma da bambini, quando rimproveri, paragoni e sgridate ripetuti nel tempo vengono interiorizzati e trasformati in una voce che continua a parlare anche da adulti, anche quando chi ce l’ha messa in testa non c’è più nella stanza. Da lì in poi, ogni osservazione esterna che assomiglia anche solo vagamente a quei vecchi giudizi viene letta con lo stesso allarme, anche se chi la fa oggi non ha nessuna cattiva intenzione.
Per uscire dal loop non basta dirsi “non devo reagire”. Serve prima di tutto notare il momento esatto in cui scatta, quel piccolo salto tra lo stimolo e la risposta, e fermarsi lì un secondo prima di parlare o agire. In quel secondo puoi chiederti: questa persona mi sta davvero giudicando, o sono io che ho sentito riecheggiare qualcos’altro? È una domanda che va fatta ogni volta, con pazienza, perché il giudice interiore non si zittisce una volta per tutte, si indebolisce piano piano, ogni volta che gli togli la conferma che stava cercando.
Allora cosa possiamo fare? Imparare a riconoscere questo meccanismo, approfondendo quali sono i giudizi che ci toccano sul vivo, per poter intercettare il loop sul nascere e imparare a gestirlo diversamente.
La Mindfulness Psicosomatica e gli psicologi di bastapensieri.it possono aiutarti a rompere il loop della reattività. Prenota il tuo primo colloquio gratuito.
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